Sembra paradossale che un sistema come quello cattolico, che dovrebbe essere basato proprio sulla Bibbia, parli di questo libro come di un testo chiuso, nascosto,
inavvicinabile dalla maggioranza delle persone e che solo ora, grazie a qualche casa editrice, esso sia finalmente sciolto da catene secolari.
Come credenti e semplici cristiani, siamo indubbiamente lieti di tale evento, anche se non possiamo fare a meno di rilevare come sia stata la stessa chiesa cattolica romana a diffidare per lunghi
secoli della lettura della Bibbia, perseguitando coloro che desideravano accostarvisi senza l'indispensabile imprimatur cattolico (1).
Un po' di storia
In genere, le repressioni e persecuzioni citate vengono giustificate asserendo che "erano altri tempi e che ora la chiesa cattolica è profondamente cambiata".
Tuttavia ci domandiamo perplessi: la chiesa Romana che produsse quelle azioni, non fu forse guidata da papi "infallibili" proprio come oggi? A tale domanda Giovanni Paolo II risponde
affermativamente. Nell'introduzione al Nuovo Catechismo si legge che la chiesa Romana custodisce "in ogni tempo" il deposito della fede. Diamo uno sguardo alla Storia per averne conferma.
Il Dictatus Papae di Gregorio VII (1075) e più tardi la bolla Unam Sanctam di Bonifacio VIII (18-11-1302) asserivano l'autorità assoluta del papa, la sua santità e l'impossibilità per chiunque a
criticarne l'operato. È singolare che tale custodia, tale santità, tale infallibilità, siano state esercitate scoraggiando e proibendo la lettura del testo biblico.