Sembra esserci un parallelo tra l'intento di cristianizzare la musica rock e quello di cristianizzare le varie
pratiche religiose pagane nella Roma del quarto secolo dopo Cristo. Tali pratiche religiose, di origine babilonese, furono introdotte dall'imperatore Costantino nel 313 d.C. nel suo tentativo di
rendere accettevole il Cristianesimo ai pagani di allora.
Così nacque il Sacro Romano Impero. Le feste pagane furono adottate nel Cristianesimo e in seguito, molti dei simboli e riti usati dai pagani furono reinterpretati e adattati alla fede e alla
pratica cristiana. La cristianizzazione di costumi, simboli e riti pagani avvenne affinché i pagani si potessero convertire al Cristianesimo senza in realtà lasciare le loro vecchie credenze e
rituali.
Non ha forse la chiesa di oggi fatto la stessa cosa nell'adottare, reinterpretare e cristianizzare la musica rock nel tentativo di rendere il Cristianesimo più accettabile ai giovani fuori della
chiesa? Da quando una cosa diventa cristiana con il semplice cambiamento di terminologia e con il piazzare il nome di Cristo davanti ad essa? Non dobbiamo noi forse chiamare i non salvati fuori dal
secolarismo verso il pentimento e la santificazione, piuttosto che imitare i loro modi di fare?
Il rock cristiano è figlio del rock secolare. Esso cerca di rendere più piacevole il messaggio cristiano al mondo, usando un mezzo appartenente al mondo. I carismatici e i neo-evangelici hanno
cercato di cristianizzare la musica rock, mischiando il sacro con il profano, per attirare i giovani.
Essi, in sostanza, dicono: "Per vincerli a Cristo, dobbiamo parlare la loro stessa lingua". Ma quando li attirano, a che cosa li attirano? Anche il tenue messaggio di salvezza che fosse presente si
perde in questo processo. Secondo tale ragionamento, si potrebbe cristianizzare l'alcool mettendo il messaggio del Vangelo sulle bottiglie di liquore e diffonderle come mezzo per portare a Cristo
gli ubriaconi. Un buon fine non giustifica affatto l'uso di mezzi impropri, ossia non scritturali.