Benché la religione islamica non preveda differenze tra gli uomini, e l'ortodossia escluda perciò di contemplare una
categoria "speciale" di persone ad un livello superiore rispetto agli altri uomini in termini di santità, la religiosità popolare ha sempre amato distinguere, con vari tipi di riconoscimento,
delle persone dotate di "santità". Il termine genericamente impiegato per indicare questi "santi" islamici è quello diwali, "amico (di Dio)". Ad essi vengono attribuite non solo doti di zelo religioso ma anche qualità taumaturgiche,
profetiche, intercessorie.
È opinione diffusa nel mondo islamico che nel mondo siano sempre presenti, mescolati alla gente comune, trecento "santi", persone particolarmente dotate di favori divini, ignoti gli uni agli
altri e distribuiti in modo gerarchico.
Al gradino inferiore di questa scala vi sono ibuhala(propriamente "folli" ma anche "illuminati"), così detti perché la conoscenza che Dio ha dato loro li
ha abbacinati e per questo appaiono folli agli occhi del mondo.
A un grado superiore di conoscenza, con occhi ormai abituati a questa illuminazione, essi appaiono rientrati in sé e costituiscono inujaba("coloro la
cui intelligenza è completa") onuqaba(luogotenenti,apostoli).Mosè(Sidna Musa) ne aveva 12 al proprio servizio, e altrettanti ne avevaGesù(Sidna Issa; i suoi apostoli sono detti anchehawariyun).
Al terzo livello vi sono gliawtad(i quattro "punti cardinali"; spesso chiamati ancheaqtab"poli", che però per alcuni sarebbero una categoria
distinta), ministri del capo supremo. Tali erano i primi quattrocaliffi(Abu Bakr,Omar,OthmaneAli) nei confronti diMaometto.
Al livello più elevato, infine, vi è ilghuth("salvatore"), vero e proprio santo intercessore. Vengono solitamente considerati tali Sidi Abd el Qader
el-Jilani, Sidi Ibn Arabi, Sidi Bu Medin.